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Emigrazione

February 1, 2006

E’ possibile vivere in un paese in cui non funziona niente? Non è che l’Italia fosse propriamente la Svizzera, ma non mi sono mai reso conto come in questi ultimi tempi dell’inadeguatezza incredibile dei servizi, qualunque servizio. Sono sul treno, partito con 40 minuti di ritardo, di sicuro non riuscirò ad arrivare in teatro in tempo. Inutile parlare di strade ed aerei, lasciamo stare, con e senza maltempo. Provate a rivolgervi ad una banca, un ente pubblico, ad un provider di telefonia, ad un ospedale. Una tragedia. Cercate di capire il commercialista che vi parla, pagare una multa presa chissà quando e perchè, a cambiare abbonamento del telefono, parlare con un call center, traslocare e cambiare le utenze. Tutto molto inutile. Cosa bisogna fare per sopravvivere?

Aggiornamento: il treno è arrivato con un’ora di ritardo, per arrivare in tempo a teatro ho dovuto prendere un taxi, non ho cenato, la cassa automatica del posteggio non funzionava e siamo rimasti mezz’ora ad aspettare l’addetto, che per ridurre il personale è in un posto diverso (e neanche troppo vicino)…

Unica nota positiva della serata, il nuovo testimonial del conto arancio. Consoliamoci.

Franco Arancio

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2 comments

  1. Sì, ci si può vivere.

    Perchè alla fine la cosa più straordinaria è che ogni mattina ti alzi, ti radi, ti lavi, ti metti una striscia di seta al collo e vai a lavorare. Giorno dopo giorno, aspettando il venerdì, il ponte, le vacanze.
    Lavori, paghi le tasse, cerchi di sorridere al tassista e al macellaio che, in fondo, si arrabattano anche loro come possono, anche se poi votano FI per pagare un po’ meno tasse.

    E magari ti accorgi che all’Ospedale di Sesto San Giovanni le camere sono pulite, i medici competenti, i paramedici hanno un’umanità straodinaria. Magari scopri che tra gli undici professori di italiano che hai avuto in cinque anni di liceo ce n’è uno che ci crede, che se ne frega del programma, che cerca di trasmetterti qualcosa di meno narcotico della parafrasi del Tasso, cerca di spiegarti che in Italia ci si veniva e ci si viene ancora per scrivere, per vivere e morire in un paese straordinario.
    Magari, ma non è detto, puoi ancora credere che tutto questo cadere in basso perlomeno ci farà toccare il fondo in fretta, e con i piedi piantati sul fondo magari ci tireremo in piedi e la smetteremo di piegare la schiena.

    Mercoledì esce il nuovo libro di Umberto Eco. Mi hanno detto che lo sciacchetrà quest’anno è davvero incredibile. E tra un po’ nelle pescherie arriveranno le aguglie. Tre buoni motivi per continuare a provarci.


  2. Citando Gaber, per fortuna o purtroppo D. ha ragione.
    In Italia è ancora possibile vivere, ma bisogna costantemente trovare una buona ragione per farlo, anzi per sopravvivere alle quotidiane angherie dovute al menefreghismo, all’inefficienza, alla maleducazione, all’opportunismo, alla disorganizzazione, al ladrocinio.

    Ed ogni tanto bisogna sfogarsi, in maniera anche stupida ed inconsulta.
    Tempo fa un imbecille* mi aveva deliberatamente bloccato la macchina nel parcheggio di un supermercato.
    Gli ho sfondato la portiera a calci.
    Idealmente ho sfondato la faccia a tutti i menefreghisti, opportunisti, ladri, maleducati d’Italia, ed ho passato una splendida giornata.

    *Nonostante non si sia accorto del danno, è salito in macchina (dopo un quarto d’ora che lo aspettavo) senza neanche scusarsi del disturbo che mi ha causato.
    Questo per dire che si meritava anche di peggio che una portiera sfondata.



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